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Reale Ambasciata dell'Arabia Saudita - Roma

News dall'ambasciata

Interview to the Chargè d'Affaires H.E. Min. Pl. Faisal Al Kahtani on the issue of Jerusalem. mercoledì 20 dicembre 2017

Interview to the Chargè d'Affaires H.E. Min. Pl. Faisal Al Kahtani on the issue of Jerusalem.

Interview to the Chargè d'Affaires H.E. Min. Pl. Faisal Al Kahtani by Notizie Geopolitiche on the recent declaration of the US administration on Jerusalem.

Here the link to the Notizie Geopolitiche and to the interview (IT) : http://www.notiziegeopolitiche.net/gerusalemme-e-la-condanna-di-ryad-ne-parliamo-con-faisal-hanef-al-kahtani-incaricato-presso-lambasciata-saudita/ 

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EN

Prior to his declaration on Jerusalem, US President Donald Trump had visited King Salman and his son, H.R.H. the Crown Prince Mohammed bin Salman. Beyond the phrases of circumstance, Riyadh does not seem to have a tough attitude towards the US initiative, why? Is there a connection between the two events?

Saudi Arabia clearly expressed its strong deploration and great regret regarding the US declaration on Jerusalem. The Kingdom called on the American administration to rescind its decision that violates the relevant UN resolutions and the international law, bias the peace process and undermines the ability of the United States to continue its efforts to achieve a just resolution for the Palestinian cause, in line with the Arab Peace Initiative and relevant International resolutions. We took a very strong position since the beginning, warning the US administration that this decision is an affront to every Muslims and has to be reversed. Our stance has been reaffirmed at the Arab Foreign Minister meeting in Cairo and at the Istanbul meeting.

Is it true that in November Saudi Arabia offered Palestine two months to accept a proposal that envisages the village of Abu Dis as the capital of a new Palestinian state? Can you talk about this project?

The position of Saudi Arabia on the Palestinian issue is unwavering and is firmly based on its lasting support for the Palestinian people towards realizing their legitimate rights and establishing a Palestinian state, with East Jerusalem as its Capital. The Kingdom is supporting the rights of our Palestinian brothers since the time of the founder, King Abdulaziz bin Abdulrahman Al Saud and it is, therefore, not dictating or proposing any alternative solution to their aspirations.

The major protest in the Arab world came from the Turkish President, Recep Tayyp Erdogan, who came to threaten the closure of relations with Israel. How do you see this reaction? Is it right to think that Erdogan is trying to reach a leadership of the Sunni world in the Middle East?

 The cause of Palestine and Al Quds Al Sharif (Jerusalem) is central for all Muslims of all the Islamic sects and it reminds us of the values of unity and solidarity. It a priority in the Kingdom’s foreign policy and is the reason why Saudi Arabia has no relations with Israel. The cause of Palestine is also the main reason for the establishment of the Organization of Islamic Cooperation (OIC), which is based in Jeddah and has among its 57 members both Sunni and Shia’s majority countries.  The recent Summit of the OIC in Istanbul renewed the commitment to the terms and provisions of the Charters of the Organization as well as to the UN and principles of the International Law and stressed the importance of joint action with all international partners who shares the visions and ideas of the Islamic countries on the Palestinian issue. We have appreciated the initiative of Turkish President Erdogan of convening and hosting the Istanbul Summit.

 How do you see Saudi Arabia's European proposal for a two-state solution to the Israeli-Palestinian conflict, with Jerusalem the capital of both? Is it a viable way?  The management of every conflict passes through the compromise, where each of the two parties must yield something. What do the Israelis have to give up and what do the Palestinians do to restart a real peace process?

My country presented a Peace Initiative adopted by the Beirut Summit in 2002. It also won the approval of the Islamic world at its extraordinary summit in 2005 in Makkah. The Arab Peace Initiative laid out a roadmap for a final solution to all issues of the conflict and in the framework of the two states solution to reach the establishment of the Palestinian state on the 1967 borders with East Jerusalem as its capital, in accordance with the relevant resolutions of legitimacy. The aspiration to establish an independent and sovereign state of Palestine on the above basis, with east Al Quds, as its capital won’t be conceded as it is a prerequisite for peace and security in the region. The historical and firm rights of the Palestinian People regarding Jerusalem, cannot be changed, nor new reality can be imposed.

Which scenarios will open now?

I hope that the common sense and logic will prevail. The recognition the state of Palestine and of East Al Quds as its occupied capital is a prerequisite for achieving reconciliation in the region, based on mutual respect and the spirit of national solidarity. I share the hopes and spirit of the recent summit in Istanbul, where called upon all States that have not yet recognized the State of Palestine, which was proclaimed in 1988, and upon Trump administration to revoke its illegal decision, which would cause chaos in the region.

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IT

GERUSALEMME E LA CONDANNA DI RYAD. NE PARLIAMO CON FAISAL HANEF AL-KAHTANI, INCARICATO PRESSO L’AMBASCIATA SAUDITA

“L’Arabia Saudita ha espresso con chiarezza la sua ferma condanna e il suo profondo rammarico per la dichiarazione degli Stati Uniti su Gerusalemme. Il Regno ha invitato l’amministrazione statunitense a revocare la sua decisione, che oltre a violare le pertinenti risoluzioni Onu e il diritto internazionale, pregiudica il processo di pace e mina il tradizionale ruolo di mediatore degli Stati Uniti per raggiungere una giusta soluzione per la causa palestinese, in linea con l’Iniziativa di Pace Araba e le relative risoluzioni internazionali. Abbiamo assunto questa posizione sin dall’inizio, avvertendo l’amministrazione statunitense che questa decisione è un affronto per ogni musulmano, non ha fondamento legale e deve essere annullata. La nostra posizione è stata ribadita alla riunione dei ministri degli Esteri della Lega Araba al Cairo e al Summit di Istanbul”. A dirci questo è il ministro plenipotenziario, Faisal Hanef al-Kahtani, incaricato d’affari presso la Reale ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma, a cui abbiamo chiesto di commentare la recente scelta del presidente americano, Donald Trump, su Gerusalemme Capitale.

– È vero che l’Arabia Saudita a novembre ha offerto alla Palestina due mesi di tempo per accettare una proposta che prevede il villaggio di Abu Dis come capitale di un nuovo Stato palestinese? Ci può parlare di questo progetto?
“La posizione dell’Arabia Saudita in merito alla questione palestinese è inamovibile ed è basata su un saldo e costante sostegno al popolo palestinese per la realizzazione dei suoi diritti legittimi e per la creazione di uno Stato della Palestina, con Gerusalemme Est come capitale. Sosteniamo i diritti dei nostri fratelli palestinesi sin dai tempi del fondatore del Regno, il re Abdulaziz bin Abdulrahman al-Saud, e pertanto non abbiamo mai dettato o proposto alcuna soluzione alternativa alle loro legittime aspirazioni”.

-La protesta maggiore nel mondo arabo è giunta dal presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, che è arrivato a minacciare la chiusura delle relazioni con Israele. Come vede questa reazione? È giusto pensare che Erdogan stia cercando di arrivare ad una leadership del mondo sunnita in Medio Oriente?
“La causa della Palestina e di al-Quds Al-Sharif (Gerusalemme, ndr.) è centrale per tutti i musulmani di tutte le confessioni islamiche. Essa è una priorità nella politica estera del Regno ed è la ragione per cui l’Arabia Saudita non ha relazioni con Israele. La causa palestinese è anche la principale ragione che ha portato all’istituzione dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), che ha sede a Jeddah e annovera tra i suoi 57 membri sia i paesi a maggioranza sunnita che sciita. Il recente vertice dell’OIC di Istanbul ha rilanciato l’impegno per i valori alla base dello Statuto dell’Organizzazione, della carta delle Nazioni Unite e per i principi del diritto internazionale e ha altresì sottolineato l’importanza di sviluppare un’azione congiunta con tutti i partner internazionali che condividono le opinioni e le idee dei paesi islamici sulla questione palestinese. Il Regno ha apprezzato l’iniziativa del presidente Erdogan di convocare e ospitare il vertice di Istanbul”.

– Come vede l’Arabia Saudita la proposta europea di una soluzione a due Stati del conflitto israeliano-palestinese, con Gerusalemme capitale di entrambi? La gestione di ogni conflitto passa attraverso il compromesso, dove ciascuna delle due parti deve cedere qualcosa. Cosa devono cedere gli israeliani e cosa i palestinesi per il riavvio di un vero processo di pace?
“Il mio paese ha presentato un’iniziativa di pace adottata dal vertice della Lega Araba di Beirut nel 2002, che ha in seguito ottenuto l’approvazione del mondo islamico nel vertice straordinario dell’OIC del 2005 tenutosi a La Mecca. Tale iniziativa, chiamata Iniziativa di Pace Araba, ha tracciato una road-map per una soluzione definitiva alle questioni relative al conflitto israelo-palestinese, nel quadro della soluzione dei due Stati, con il ripristino dei confini del 1967 e il riconoscimento di Gerusalemme Est come capitale, in conformità con le pertinenti risoluzioni di legittimità internazionale. L’aspirazione ad uno stato indipendente e sovrano della Palestina sulle basi di cui sopra, non può essere derogata in quanto è un prerequisito per la pace e la sicurezza nella regione. I diritti storici del popolo palestinese riguardo a Gerusalemme non possono essere modificati, né è possibile imporre nuove realtà”.

– Quali scenari si apriranno ora?
“Spero che prevalgano il buon senso e la logica. Il riconoscimento dello stato della Palestina e di Gerusalemme Est come capitale occupata è un prerequisito per raggiungere la riconciliazione nella regione, sulla base del rispetto reciproco e dello spirito di solidarietà nazionale. Condivido le speranze e lo spirito del recente summit di Istanbul, in cui è stato lanciato un appello a tutti gli Stati che ancora non hanno riconosciuto lo Stato di Palestina, proclamato nel 1988, a prendere azione in tal senso, e all’amministrazione Trump affinché revochi la sua decisione illegale, che causerebbe il caos nella regione”.

 

Media and Research

Royal Embassy of Saudi Arabia in Rome

 

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